Le aziende bellunesi sono attrattive per i giovani?

Come sono cambiate le aspettative dei giovani e cosa possono fare le aziende bellunesi per motivare i lavoratori a rimanere o tornare nel territorio. Non si tratta di rivoluzionare il mondo del lavoro, ma di ripensare l’approccio in chiave di fiducia e non di sola produttività

 

Le aziende bellunesi sono davvero attrattive per i giovani?

Cosa cercano davvero i giovani nel lavoro?

È una domanda che mi sono posta tante volte durante le sedute di orientamento al lavoro

Tutte le persone e i candidati che ho incontrato mi hanno rivelato aspettative, desideri e delusioni, ma i più giovani, a volte, mi hanno sorpreso. In quasi tutte le situazioni in cui mi sono confrontata con loro, in un appuntamento individuale o in una formazione di gruppo, lo stipendio non è stato il tema principale. Se faccio il parallelo con i primi anni ’00 quando sono entrata io nel mercato del lavoro, la differenza è notevole; lo stipendio era la richiesta dirimente perché permetteva l’autonomia immediata ed era il criterio di valutazione del successo professionale: più alto era il tuo stipendio, più valeva il tuo lavoro, più valevi come persona.

Nei giovani di oggi il valore di una persona non è associata allo stipendio, perché questo non è più un criterio affidabile di valutazione del lavoro, infatti, puoi fare un lavoro bello, importante e di grande impatto, ma pagato male: oggi succede di più di 30 anni fa.

I giovani di oggi hanno voglia di autonomia, ma ancora di più hanno voglia di crescita personale che non si esaurisce nel lavoro, ma è fatta di tanti elementi: relazioni, apprendimenti, divertimenti, rispetto ambientale, tempo. Forse è proprio questo il criterio principale che spinge i giovani alla scelta del lavoro, il tempo. Tempo per lavorare, per stare con gli amici e la famiglia, per imparare cose nuove, per apprendere e vivere, in un parola il work life balance. Probabilmente hanno visto quanto corrono i loro genitori per tenere insieme lavoro, famiglia e impegni vari, frustarti dall’eterna mancanza di tempo per sé stessi e, chissà, anche per i figli.

Vogliono fare la differenza nella propria vita e il tempo passato lavorando non è più concepito dai giovani come un tempo esclusivo a discapito di tutto il resto. La loro richiesta di una vita piena non è più negoziabile con uno stipendio alto, che obbliga a una disponibilità completa.

Cosa possono proporre le aziende per attrarre i giovani?

Smart working, settimana corta, flessibilità oraria, alcune aziende hanno capito quanto sia importante il work life balance e stanno organizzando il lavoro in modo diverso, ma l’Italia è all’ultimo posto in Europa, solo il 17% dei datori di lavoro italiani considera l’equilibrio vita-lavoro l’elemento più attrattivo da comunicare. Tra le le aziende bellunesi, a parte qualche eccezione, sembra che le cose vadano anche peggio. Lo smart working nella provincia di Belluno è diminuito, in linea con i dati nazionali per le aziende piccole e micro, mentre in Italia il lavoro da remoto è aumentato grazie a grandi imprese e PA con 3,57 mln di lavoratori. La flessibilità oraria cresce con un’organizzazione del lavoro per obiettivi, progetti e autonomia, un aspetto ancora poco sviluppato nella maggior parte delle aziende bellunesi, piccole e micro, dove tutti devono dare il proprio meglio, vista l’endemica carenza di personale.

Cosa dovrebbero fare le aziende bellunesi per attrarre i giovani?

Superare il concetto della dimostrazione di produttività del tipo “vediamo quello che sai fare e sulla base di questo ti premio” con denaro o giorni di permesso. Non è sulla competizione o sulla dimostrazione di capacità che si sviluppa la stima reciproca.

L’approccio nuovo dovrebbe essere “crediamo che tu sia la persona giusta, per questo abbiamo pensato per te a un programma di carriera che ti permetterà di imparare e crescere”. Questo è il primo passo che le aziende bellunesi, anche le piccole e micro, dovrebbero fare per diventare interessanti ai giovani lavoratori e lavoratrici. Non si tratta di una ricostruzione totale dell’organizzazione ma del punto di partenza. Con un programma di carriera e di formazione personalizzati per ogni neo assunto si pongono le basi per avviare il cambio generazionale in provincia di Belluno che sta invecchiando velocemente e che ha estremo bisogno di trattenere i propri giovani.

Al contrario, se si continua a proporre il solito contratto da 40 ore da passare in azienda, meglio se disponibili allo straordinario e al rientro il sabato mattina; i nostri giovani andranno altrove. Anzi, visto che sono già andati fuori provincia per studiare, non trovano un motivo per tornare. Li abbiamo persi.

Una perdita che è già tangibile per le nostre aziende che devono reclutare personale da fuori provincia o trattenere i lavoratori anziani, pronti per la pensione. Come pensano di crescere le nostre aziende? Le aziende possono contribuire a invertire il trend dello spopolamento nella montagna? Questo è un argomento che mi sta molto a cuore e che mi riservo di sviluppare in un altro post.